DYVA la Storia - DANCELAND Records

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DYVA la Storia

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    Iniziavano gli anni ’80, finiva il nostro periodo “The Stage”, durato molti anni. Un nuovo genere musicale avanzava prepotentemente, si ascoltavano in radio i primi dischi di un genere che poi venne chiamato “Italo Disco” ma che allora era solo un uragano di energia con quella cassa, basso e rullanti potenti.
    Avevamo bisogno di un posto dove scrivere e registrare e così ci insediammo nella cantina della zia di un amico. Era un buco piccolissimo ma pieno di idee. La nostra attrezzatura consisteva di: registratore a bobine 4 tracce Teach, batteria elettronica Roland, due tastiere, Roland e Yamaha, microfono Shure e registratore a cassette per catturare le idee.
Le registrazioni avvenivano traccia su traccia calcolando in anticipo la durata delle parti ed il livello dei suoni. Era un lavoro faticoso ma comunque riuscivamo a farle “suonare” decentemente.
Due esempi su tutti la versione originale di “Leftover Love” inserita sul lato B di “Clap Again”, “Day after day” e la versione “demo” di “Oh Mama Tonight” sul disco omonimo. Di quel periodo nella cantina, abbiamo ancora alcune canzoni chiuse nel cassetto.
Poi stanchi della cantina e stressati dalle continue lamentele dell’anziana signora del piano di sopra, trovammo un fabbricato dismesso e in paio di mesi con cemento e mattoni lo ristrutturammo e diventò il nostro primo vero “studio”.
   Ora che avevamo lo studio ci serviva un nuovo nome.
Stavamo scrivendo la prima canzone nel nuovo studio, parlava di una donna misteriosa, una Black Star, ci venne spontaneo intitolare la canzone “Dyva” con la “Y” per rafforzarne il mistero, ci abbagliò l’idea e decidemmo all’istante di chiamarci “DYVA”, era il 1984. La canzone è nel cassetto dove teniamo i ricordi e prima o poi…
   Stiamo cenando nel ristorante di una discoteca dove tra poco saliremo sul palco per cantare una nostra canzone e stiamo chiacchierando come sempre con gli artisti che si esibiranno durante la serata, al nostro tavolo c’erano come d’abitudine Jock Hattle (Albert One), P. Lion, Den Harrow, Martinelli, Joe Yellow. si parla delle prossime serate, delle nuove tastiere uscite sul mercato, del nuovo disco in lavorazione.
Veniamo avvicinati dal Discografico della “Bootlegs” e ci viene proposto di realizzare un disco con loro. Dopo alcuni giorni iniziamo le registrazioni di “Oh Mama, Tonight!”.
Avevamo già lavorato in molti studi di registrazione, anche importanti, ma l’impatto con il ”Regson” fu notevole. La struttura, le attrezzature, la competenza e l’alone di successo che si avvertiva visto il via vai di grandi artisti che lo frequentavano e i dischi che ci registravano. Una settimana di grande energia. Decidemmo con il Sound Engineer Paolo Bocchi di utilizzare una tastiera di nuova generazione, il “Fairlight”, questo diede al disco un particolare “sound” il resto lo fece il “Regson”.
   Tornammo al “Regson” per registrare il RMX di “Cannery the canary” ed anche in quella occasione abbiamo avuto la sensazione di essere nel posto giusto. Con Paolo Bocchi co-produttore del disco abbiamo mantenuto un rapporto di amicizia per molto tempo.
   Decidiamo con la produzione di registrare una canzone che portavamo in versione demo nelle serate e che riscuoteva attenzione dal pubblico e dagli addetti ai lavori.
Il “Regson” era oberato di lavoro e i tempi stringevano così scegliamo il “Mulinetti Recording Studio” a Recco, una prestigiosa Sala di registrazione situata in una bellissima villa sul mare con residenza per gli artisti, luogo visitato da molte Band internazionali per la registrazione dei loro album.
La sala è tecnologicamente all’avanguardia e noi siamo la prima Band “Italo-Disco” che ci registra, abbiamo a nostra disposizione una montagna di strumenti e di effetti, i primi campionatori ed un banco mixer da Star Wars.
così registriamo “I KNOW”.
Il master è pronto, partiamo per Milano.
   Abbiamo fissato un appuntamento in Discomagic con il capo, mister “Lombardoni”.
Avevamo già fatto un paio di visite in Discomagic accompagnando amici produttori ed avevamo incontrato il “Capo” varie volte.
Via Mecenate è la strada della musica, li ci abita tutta la discografia italiana, ma per noi “Italo-Dance” esisteva solo una luce nel buio ed era il magico faro della “Discomagic”.
Ricordiamo con simpatia quel giorno che fu anche divertente.
Dopo un caffè al piano rialzato, saliamo le scale ed entriamo in “Discomagic”, Lombardoni non è ancora arrivato così aspettiamo curiosando fra moltissimi scaffali e banchi con sopra migliaia di Vinili, Mix e meravigliosi 45 giri con tutti i successi del momento e decine di impiegati, tutti giovani, ragazzi e ragazze, impegnati a riempire di dischi grandi scatoloni da spedire in tutto il mondo.
Sentiamo una voce urlare e vediamo i ragazzi correre da tutte le parti. E’ arrivato il capo.
Avanza verso di noi e ci apostrofa con un “E voi chi siete!?”, noi abbastanza intimoriti gli ricordiamo l’appuntamento, lui si ricorda o forse fa finta di ricordarsi e ci invita a seguirlo nel suo ufficio.
L’ufficio del capo era “arruffato” quasi di un disordine voluto. Ci dice di accomodarci su due poltroncine e ci richiede “E voi chi siete!?”, noi gli porgiamo la audio cassetta su cui era registrato il frutto del lavoro di molti giorni di sala e di cura dei suoni e dei missaggi, lui prende la cassetta e la infila in un portatile, preme play e da un solo altoparlante esce un suono gracchiato e distorto.
Noi siamo raggelati, ci guardiamo attoniti, suona il telefono “Severo” risponde e parla per alcuni minuti, intanto la canzone fra vari miagolii finisce.
Un silenzio terribile rotto dalla voce del “capo” che dice: “Bello, lo stampiamo su Technology, ce l’avete la copertina o la devo fare io?”.
Andiamo a consegnare i masters audio e le tavole per la copertina del disco, passa circa un’ora e Lombardoni entra nell’ufficio grafico, ci guarda e ci chiede “E voi chi siete!?”, siamo scoppiati in una risata liberatoria.
   Qualche tempo dopo siamo tornati per la pubblicazione di “Cannery the canary” e indovinate come ci ha accolto ?.
   Ci viene chiesto spesso a cosa ci ispiriamo quando scriviamo le canzoni.
Non è semplice spiegarlo e forse non c’è una spiegazione.
A volte si inizia da una parola o anche da un suono (un bel pad di Synth), o dall’ascolto di una canzone per radio o forse solo dal bisogno di creare qualcosa dal silenzio.
Per sempre.
Roby & Max.

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